Immagina … Stai guardano il tuo programma preferito alla tv, seduto comodamente a casa tua e nel frattempo prendi in mano il tuo smartphone o tablet e navighi in rete … Non è forse così?
In ogni caso, il 50% della popolazione europea usa un “second screen” mentre guarda la TV; in Australia questa percentuale sale al 75%, per giungere negli USA all’86% tra i possessori di uno smartphone e all’88% tra i possessori di un tablet.
Quello del secondo schermo, infatti, è un fenomeno sociale in costante crescita, che consiste proprio nello spostare l’attenzione da uno schermo all’altro, dalla TV, ad un mobile, smartphone, tablet o un portatile che sia. Il device è indifferente: l’importante è essere connessi anche al web.
Ma quali sono le conseguenze di questa nuova abitudine?
Da un lato, si assiste alla perdita, da parte del mezzo televisivo, del potere di accentrare completamente in sé tutta la nostra attenzione: in un’epoca caratterizzata dal multitasking la tv si deve contendere la nostra dedizione con altri schermi, nonostante continui a godere di un ruolo privilegiato. Dall’altro lato, lo spettatore passa attraverso un processo di trasformazione: da un ruolo passivo ha assunto un ruolo sempre più attivo e interattivo. Prima dell’era digitale, infatti, era un fruitore in balia dei programmi televisivi, armato esclusivamente di un telecomando attraverso cui poteva eventualmente esprimere una sorta di gradimento per lo spettacolo televisivo che stava guardando: ovvero, se l’arma era “nella fondina” si poteva interpretare come un possibile gradimento. In caso contrario, il telecomando veniva sfoderato e con un clic sul tasto si cambiava programma.
Oggigiorno le cose stanno cambiando: questa situazione si evolve e gli strumenti a disposizione dello spettatore per esprimere il proprio gradimento e per indicare un coinvolgimento si amplificano. Il telecomando viene affiancato dallo smartphone e dal tablet: un programma televisivo riceve un immediato feedback; il gradimento (o il mancato gradimento) per un contenuto trasmesso viene tempestivamente comunicato e commentato attraverso i social network, come Twitter e Facebook.
Se un prodotto visto in televisione piace e incuriosisce, i motori di ricerca vengono presto interrogati, per raccogliere informazioni e opinioni al riguardo. Talvolta viene adottato un atteggiamento anche più deciso: si va a comperare il prodotto direttamente online. Una notizia in TV, invece, può indurre a raccogliere informazioni più approfondite in rete. Si assiste pertanto ad una interazione in crescendo tra il pubblico e i prodotti o i vari brand e una maggior condivisione di contenuti.
Ma quali sono i comportamenti tipici di chi è impegnato in varie attività sui diversi schermi?
Una ricerca realizzata in Australia da Mi9 (una joint venture tra Microsoft e Nine Network), la “Connected Experiences”, i cui risultati sono stati diffusi nel luglio 2013, ha evidenziato come i telespettatori australiani adottino quattro principali atteggiamenti, non esclusivi tra loro:
1. “Content grazing”: 7 australiani su 10 utilizzano un secondo schermo per accedere a diversi contenuti non pertinenti tra loro, come controllare i social network, o la posta elettronica, oppure per leggere le news, tutto questo mentre guardano la tv. Si connettono alla rete soprattutto per “spiluccare” contenuti per motivi ludici (69%), per fare shopping online (49%) e per collegarsi ai social network (43%).
2. “Investigative spider-webbing”: il 57% degli intervistati ispeziona la rete come se fosse un detective alla ricerca di nuove informazioni. Denotano una passione per l’informazione, che li spinge a cercare contenuti su altri schermi per amplificare l’esperienza che traggono dal grande schermo. Obiettivi finali? Come per l’altro gruppo: divertimento/intrattenimento, shopping online e comunicazione social.
3. “Social spider-webbing”: il 39% del campione intervistato naviga in rete spinto da motivi “social”, per individuare contenuti che favoriscono soprattutto le relazioni sociali. Sono delle persone che amano in particolare condividere post e file vari sui social network (70%).
4. “Quantum screening”: il 46% degli intervistati, infine, va alla ricerca microscopica di informazioni mirate, iniziando la ricerca su uno schermo e concludendo l’attività su un altro schermo in un altro momento. Ad esempio, vedono il promo di un film sullo smarthpone, per poi prenotare i biglietti per il cinema da un computer. La forza propulsiva di questo atteggiamento? Soprattutto l’intrattenimento (50%).
Da quest cross-screening, dall’ipermobilità di connessioni tra i vari schermi, dal continuo passaggio dallo schermo più grande a secondi schermi dei vari device che consentono di connettersi in rete ne consegue che anche il processo di diffusione dei contenuti da parte delle aziende deve subire un cambiamento, adeguandosi al nuovo contesto. Solo in questo modo si possono incrociare e coinvolgere le diverse tipologie di pubblico in diversi momenti di fruizione dei contenuti e mediante i diversi dispositivi utilizzati, fornendo loro una user experience a 360°.
20 Settembre 2013




Come sfruttare questa tendenza senza aumentare la schizofrenia ma aumentando l’utilità per utenti e comunicatori?
Buongiorno Raffaele,
ritengo che non si tratti di schizofrenia, ma di una maggior consapevolezza e di un mutamento intercorso nell’atteggiamento del pubblico televisivo. Pensa che alcune persone sostengono che il ruolo del “secondo schermo” non sia più coperto dal device di dimensioni minori, ma che ormai sia la TV ad avere assunto un ruolo secondario: il primo posto nell’attenzione dei “telespettatori” spetta alla connessione con la rete e i social network.
Un cambiamento sociale epocale, di cui le aziende devono tenere conto per veicolare i loro contenuti, per raccontare la loro storia al proprio pubblico, con il quale può interagire in momenti diversi e attraverso canali molteplici.
Grazie e a presto,
Simona