Come fare storytelling: #findYOURway

“Storytelling is like sex, everyone can do it, some of us are better at it than others” (David Mamet)

Ma se tutti fanno storytelling, come mai pochi lo fanno veramente bene?
Forse per mancanza di formazione? Probabilmente sì.
Per questo ho frequentato il corso di storytelling #findYOURway, organizzato da Simonetta Pozzi e da Patrizia Soffiati (le due fondatrici della Community di Google Plus): per poter arricchire ulteriormente il mio bagaglio di conoscenze in merito a questa scienza, apparentemente tanto semplice.

Si è trattato un corso composto da un susseguirsi di emozioni transmediali, in grado di coinvolgere tutti i sensi: le nozioni teoriche, trasmesse in forma verbale, sono state affiancate da case study in un susseguirsi di video, di comunicazioni realizzate sui social media, ma anche attraverso il racconto personale di alcuni brand e di quello fatto dai prodotti di alcune aziende, in grado di deliziare il nostro palato.

Ciò che accomuna questi Brand è l’uso strategico della narrazione, che, semplificando, si basa sulla figura di uno o più personaggi (che potrebbero essere l’azienda, i suoi dipendenti, il prodotto che si vuole promuovere) che devono affrontare un problema e superarlo, ottenendo così il tesoro finale. Questo conflitto, questa sfida, avviene in un contesto in grado di coinvolgere il pubblico (di cui occorre studiare il profilo, le abitudini, i gusti e gli interessi), di fargli vivere delle emozioni, di rapirlo all’interno della storia e, dimentico della propria incredulità, di indurlo a lasciarsi abbandonare totalmente alla narrazione, divenendo più recettivo nei confronti del messaggio che vogliamo veicolare.

“Impariamo a fare storytelling quando riusciamo a far ridere, piangere e sognare” (Andrea Fontana)

Ma i nostri eroi, i brand che si sono presentati a questo corso o che sono stati a noi proposti, come hanno affrontato il loro “drago” (ovvero, aprire un canale di comunicazione con il loro pubblico) e sono riusciti a sconfiggerlo, grazie all’aiutante magico, ossia allo storytelling?

#findYOURway Gottschall

Vediamo! Immergiamoci insieme in una storia, quella di un brand che nasce lontano, sia geograficamente che a livello temporale, dalla passione di due giovani per il design, le biciclette e il made in Italy. Una passione che si è trasformata in una ricerca minuziosa di artigiani, specializzati nella produzione di singole parte di un prodotto, in grado di conciliare la qualità con la passione per il proprio lavoro. E questi due giovani, Pietro e Giuseppe, come abili musicisti hanno saputo disegnare una sinfonia a due ruote, per poi riunire le note emesse dai singoli artigiani, in un’unica melodia a formare una bicicletta artigianale unica, made in Italy, frutto del lavoro di tanti esperti.
L’unicità della bici risiede nella possibilità offerta dal sito di scegliere le singole parti per configurare online la propria la bicicletta: il colore del telaio e dei particolari, il tipo di sella, il cambio, le ruote e il manubrio dal design accurato, in legno di noce americano intagliato per consentire un’impugnatura comoda, ma forte e resistente come l’albero che li ha generati.

Una bici che parla di stile, di eleganza, di qualità: la possibilità di scegliere ciascuna singola parte della bicicletta, la loro produzione da parte di artigiani con una lunga esperienza alle spalle, l’unicità del legno, in termini di venature della pianta, li rende pezzi unici, vere e proprie opere d’arte.

Il progetto di comunicazione per la definizione di questo prodotto è stato pianificato strategicamente e parte dallo studio del pubblico a cui si rivolge: ne viene studiato il profilo, gli interessi e le abitudini, per conoscerlo, conoscerne il linguaggio ed individuare i mezzi di comunicazione più adatti ad intercettarlo.
Scatto Italiano, pertanto, inizia a creare un contesto fertile, offrendo al potenziale pubblico individuato contenuti corrispondenti ai loro interessi, per creare un dialogo, ma anche attesa circa lo svelarsi dell’essenza reale del brand. L’attesa è stata resa ancor più elettrizzante dalla realizzazione di una campagna di street marketing, per viralizzare l’hashtag #beunique, legando saldamente il concetto di unicità a quello del brand Scatto Italiano.

Reso il pubblico di riferimento curioso e indotto ad uno stato di suspance, ecco svelarsi il mistero: un video racconta chi è Scatto Italiano attraverso un susseguirsi di belle immagini, accompagnate da una voce fuori campo calda e profonda e da un ritmo musicale sapientemente scelto e incalzante al momento giusto.
È un racconto che associa il concetto di unicità alla necessità di compiere delle scelte, un invito finale ad essere unici, a incominciare a scegliere di configurare la propria bici.

Ma analizziamo il video considerando gli elementi fondamentali che contraddistinguono un’attività di storytelling efficace: il personaggio principale è chiaramente l’azienda. Un altro elemento fondamentale è la presenza del conflitto, che qui, purtroppo, non emerge chiaramente. Potrebbe essere il dover compiere una scelta?
In realtà, dal racconto non emerge alcun conflitto, non ci sono prove da superare che provocano traumi che trasformano il protagonista, che lo fanno evolvere. Non suscita emozioni, non crea un feeling, non fa innamorare il pubblico che lo vede. È una bellezza “senza cuore”, da cui traspare un’autocelebrazione delle proprie scelte volte a migliorare un prodotto già esistente, avvalendosi dell’eccellenza professionale di artigiani italiani, della qualità delle materie prime, del gusto estetico e della funzionalità: i risultati sono eccezionali, come è testimoniato dal riconoscimento proveniente dai media.

Ma se avessero anche parlato al cuore delle persone, se avessero scosso le emozioni di chi guardava il video forse non avrebbero rapito l’attenzione e le emozioni di chi li ascoltava, inducendo un maggior numero di persone ad accogliere più favorevolmente l’invito e ad andare sul sito a configurare (e magari ad acquistare) una bicicletta di Scatto Italiano?

Certamente sì!
E come avrebbero potuto fare, per rendere la loro storia potente, avvalendosi dello storytelling?

Raccontando che questi due giovani designer hanno incontrato sul loro cammino tante difficoltà: la difficoltà di scegliere di intraprendere un vecchio cammino, ma seguendo un percorso migliore; la difficoltà di individuare componenti eccellenti; la difficoltà di conciliare la funzionalità con l’estetica, di creare dei pezzi unici, per persone uniche. Hanno lottato, faticato, intrapreso delle battaglie, a volte sono caduti, ma hanno avuto la forza di rialzarsi per poter realizzare il loro sogno, quello di creare un prodotto che racchiudesse in sé la bellezza del design, la tecnologia dei materiali, la maestria degli artigiani. Un prodotto sinonimo di alta qualità made in Italy, capace di trasmettere anche delle emozioni attraverso lo storytelling: una bici unica per persone uniche.
#BEunique.

www.seociologist - wishing list, scatto italiano
www.seociologist – wishing list, scatto italiano

P.S. Se volete farmi un regalo, vi suggerisco questa bici artigianale, made in Italy, che ho configurato sul sito di Scatto Italiano, naturalmente!

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