Coca Cola per una narrazione sociale

Cosa succede quando un brand, Coca-Cola, non si focalizza più sul proprio prodotto, ma invade il mondo, con emozioni frizzanti e coinvolgenti, colme di gioia, di ideali e di desiderio di superare divisioni storiche?

Ne emergono delle storie bellissime e potenti (come anche nel caso di Dove), che in questo caso narrano di volti sorridenti e di importanti consapevolezze acquisite, di come il “diverso”, chi non si conosce e che si percepisce come nostro “nemico”, sia in realtà esattamente come noi. Si tratta di storie che narrano come tensioni, paure e fratture imposte da concordati storici siano in grado di dividere popolazioni che prima vivevano in modo armonioso. Narrazioni da cui trapela anche una speranza ancora vivace, per quanto latente, raccontando del desiderio di un popolo di abbattere questi muri.

È quanto è successo a Coca-Cola, che è partita dal presupposto che un momento di felicità condiviso ha il potere di avvicinare il mondo, ovvero, che un momento di puro divertimento possa unire delle persone sconosciute e distanti tra loro, sia geograficamente che culturalmente.

Coca-Cola ha cercato pertanto di dimostrare la veridicità di questa teoria, individuando un contesto particolare ed un oggetto speciale. Ha così scelto due Nazioni divise da decenni di conflitti, quali l’India e il Pakistan.

Ha poi preso dei distributori di bibite e li ha modificati per farne un concentrato di tecnologia: innanzi tutto sono state installate delle videocamere per riprendere e trasmettere in tempo reale quanto avveniva davanti a ciascun distributore. È stato applicato poi un’interfaccia animato e touch-screen, in grado di fornire indicazioni visive ai giocatori, interagire e consentire loro di visualizzare le immagini registrate dalle videocamere poste nel distributore gemello.

E per unire queste persone? Coca-Cola si è avvalsa di un gioco semplice, ma in grado di far vivere momenti emotivamente toccanti, al punto da abbattere delle barriere e a riuscire a connettere tra loro delle persone distanti geograficamente e culturalmente. Alle persone veniva chiesto di compiere dei gesti, seguendo le istruzioni scritte sullo schermo del distributore di Coca-Cola: si trovavano quindi a disegnare smile , cuori o simboli della pace lungo le linee suggerite dal grande video. Prima di tutto questo, i giocatori erano invitati ad appoggiare la mano sullo schermo. Un semplice contatto virtuale con la mano della persona posta difronte all’altro distributore, ma in grado di toccare fin nel profondo le persone e che suscitava sensazioni ed emozioni forti. Un contatto solo virtuale con uno sconosciuto appartenente ad un popolo ritenuto avverso. Un contatto, però, pregnante di significato, potente e coinvolgente, in grado di scuoterti nel profondo e di instaurare un legame tra questi due sconosciuti. Come riferirà uno dei partecipanti a questo gioco: “La stessa idea del toccarsi la mano, è come comunicare l’un l’altro senza parole. E questo gesto si esprime con toni ancora più forti, rispetto a qualsiasi altra cosa”.

Hand - seociologist.com

L’invito finale, invece, dava spazio alla coralità, alla condivisione e diffusione di un messaggio di pace: i giocatori di entrambi i fronti erano invitati a salutare il nuovo amico coinvolgendo alcune persone circostanti. La felicità era contagiosa: la gioia e il divertimento di uno si allargava ad abbracciare la folla circostante, instaurando così una connessione emotiva forte, resistente, capace di abbattere le divisioni e di diffondere questo seme di speranza nel mondo.

Un distributore di lattine, pertanto, superdotato di poteri digitali, nato dalla forza di un brand che ha dato ascolto al suo pubblico. Un brand, quello di Coca-Cola, che da sempre parla di sentimenti positivi di amicizia e di allegria e che ora è divenuto il portavoce di popolazioni ormai stanche delle barriere che li dividono dai loro vicini, ovvero da persone che in realtà sentono essere simili a loro e con i quali vorrebbero comunicare più liberamente, per poter fare, uniti, grandi cose.
E Coca-Cola ha raccolto queste frustrazioni, ha colto questa speranza latente, l’ha immortalata in un video che ha diffuso attraverso i social media, divenendo evangelist di questi valori, dimostrando così una nuova sensibilità verso tematiche sociali.

3 commenti su “Coca Cola per una narrazione sociale

  1. Bellissimo articolo, commovente! Non è facile realizzare video storytelling di questo tipo. Il rischio è quello di sembrare “demagogici” oppure, usando termini più semplici, “piacioni” e buonisti. Invece Coca Cola è riuscita a sorprendere ancora una volta con il giusto mix di allegria, originalità ed emozioni.

    1. Grazie Roberto!
      Meno male che lo storytelling viene utilizzato da un numero crescente di aziende con risultati strepitosi. 🙂

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